Di Maio e cinque ministri nel capoluogo ionico per l’ex Ilva

Di Maio e cinque ministri nel capoluogo ionico per l’ex Ilva

Parteciperanno al tavolo del contratto istituzionale di sviluppo

La calata dei ministri del M5S, ben sei, oggi a Taranto per il tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Ci saranno il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, il ministro per il Sud Barbara Lezzi, la responsabile della Salute Giulia Grillo, quello Sergio Costa all’Ambiente, quello ai Beni Culturali Alberto Bonisoli ed anche la titolare della Difesa Elisabetta Trenta. Si parlerà della questione del Siderurgico dopo l’ok della Camera al Dl Crescita e all’abolizione dell’immunità penale per i gestori del Siderurgico, del rapporto epidemiologico «Sentieri» e dei progetti di diversificazione. È previsto un sit-in di associazioni alle ore 11 davanti alla direzione dello stabilimento siderurgico. Si tratta dei movimenti aderenti al «Piano Taranto», piattaforma che chiede la chiusura dello stabilimento siderurgico, la bonifica del sito con il reimpiego degli operai e la riconversione economica del territorio.

«Sarà questa occasione – spiegano in una nota – per ribadire con forza che vengano annunciati pubblicamente i tempi e le modalità della chiusura progressiva delle fonti inquinanti per lo stabilimento ex Ilva, così come stabilito dal contratto di governo tra Lega e Movimento 5 stelle».

Altre associazioni e movimenti hanno un approccio diverso e chiedono al ministro Luigi Di Maio una modalità di confronto «che preveda da parte sua, e degli eventuali altri ministri presenti, risposte immediate al termine di ogni intervento».

Il Contratto istituzionale di sviluppo ha una dotazione di un miliardo di euro stanziato a partire dal 2015 in seguito all’approvazione della «legge per Taranto» (governo Renzi). Dei finanziamenti esistenti per ora è stato impiegato solo il 31%. Domani, invece, a Taranto ci sarà un nuovo confronto tra azienda e sindacati sul nodo della cassa integrazione ordinaria annunciata da ArcelorMittal per 1.395 lavoratori dello stabilimento di Taranto a partire dall’1 luglio e per 13 settimane. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è legato alla crisi internazionale del mercato dell’acciaio, ma le organizzazioni sindacali ora temono che l’abolizione dell’immunità possa indurre l’investitore a mollare tutto o a prendere decisioni comunque dolorose. Le tutele legali, con l’approvazione del Decreto Crescita, termineranno il 6 settembre (e l’Ad di ArcelorMittal, Matthieu Jehl, nei giorni scorsi ha diciarato che senza immunità per chiunque sarebbe impossibile gestire il sito di Taranto). Due ordini del giorno di direzioni opposte, in occasione del passaggio alla Camera, avevano ottenuto parere positivo dal governo. Quello della Lega teso a impegnare il governo a considerare la possibilità di rivedere la normativa che cancella l’esimente penale dal 6 settembre 2019, l’altro del M5S – poi ritirato – impegnava il governo a rivedere la norma sulla continuità produttiva per gli stabilimenti di carattere strategico in caso di sequestro. La posizione dei due partiti di maggioranza sulla vicenda del Siderurgico non è univoca. Anzi. E può trasformarsi in un terreno di scontro sempre più scivoloso.

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