«Le prove ottenute confermano il delitto di violenza sessuale». Con queste parole il pubblico ministero Marzia Castiglia ha impugnato la sentenza che aveva assolto gli 8 autisti di Kyma Mobilità coinvolti nell’inchiesta sugli abusi sessuali nei confronti di una ragazza con disabilità psichica a bordo dei mezzi pubblici di trasporto a Taranto. Le presunte violenze risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2019, la prima assoluzione del Tribunale di Taranto a gennaio 2026, adesso la vicenda si riapre.
Secondo quelle che furono le ricostruzioni dei fatti, gli autisti, di età tra i 40 e i 62 anni, durante il regolare servizio, parcheggiavano in luoghi isolati, bloccavano le porte del mezzo e poi costringevano la ragazza, all’epoca 20enne, ad avere rapporti sessuali.
Se per il Tribunale di Taranto «il fatto non sussiste», in quanto non sarebbero emerse prove evidenti per cui la giovane sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali, così non è per la PM Castiglia, la quale ritiene che il collegio giudicante in primo grado non abbia tenuto conto di tutte le prove in campo. Tra queste, le dichiarazioni della ragazza in aula e le intercettazioni telefoniche ottenute dagli investigatori. Il caso passerà ora alla Corte d’Appello, che dovrà decidere se confermare o meno la sentenza di assoluzione nei confronti degli 8 autisti.
Nicola di Chio



































