Una delle tre coltellate ricevute, al petto e all’addome, ha raggiunto l’aorta, provocando una grave emorragia che ha ucciso la vittima in pochi minuti. Sarebbe questa la causa del decesso di Sako Bakari, il 35enne originario del Mali, accoltellato a morte, all’alba del 9 maggio, nella città vecchia di Taranto.

A confermarlo sono i primi risultati dell’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, incaricato dalla Procura per i Minorenni e dalla Procura ordinaria di Taranto, che coordinano le indagini. Per l’omicidio sono indagati sei giovani: i maggiorenni Fabio Sale e Cosimo Colucci, di 20 e 22 anni, attualmente in carcere, e quattro minorenni, che si trovano negli istituti penali minorili di Bari e Lecce. Tra questi, il 15enne che ha sferrato le coltellate mortali nel corso del pestaggio al cittadino maliano. Indagato, con l’accusa di favoreggiamento, anche il titolare del bar di piazza Fontana dove la vittima ha cercato rifugio, per sottrarsi alla violenza del branco.

Al vaglio degli inquirenti, i filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza presenti nei pressi del luogo del pestaggio, utili a ricostruire i momenti chiave dell’aggressione. Le due Procure hanno chiesto anche di recuperare eventuali file video cancellati, per verificare possibili manomissioni alle registrazioni dopo il delitto. Sequestrati i telefoni cellulari dei due maggiorenni indagati e quello della vittima, alla ricerca di possibili ulteriori elementi utili alle indagini. Secondo la ricostruzione, Sako Bakari, impiegato come bracciante agricolo, si stava recando a lavoro, all’alba del 9 maggio, quando si è imbattuto nel gruppo di giovanissimi, all’altezza di piazza Fontana. Qui è scattato il brutale pestaggio che è costato la vita al 35enne maliano, la cui unica colpa sarebbe stata quella di passare nel momento sbagliato, nel posto sbagliato.

Fabrizio Ricciardi