Un grave politrauma provocato da una caduta dall’alto, con un importante interessamento toracico e addominale. Sarebbe stata questa la causa della morte di Loris Costantino, l’operaio di 36 anni che ha perso la vita, lunedì 2 marzo, mentre lavorava all’interno dello stabilimento siderurgico ex Ilva, a Taranto. A rivelarlo l’autopsia, eseguita ieri dal medico legale Davide Ferorelli, presso l’obitorio dell’ospedale tarantino “Santissima Annunziata”.
In base a quanto ricostruito finora dagli inquirenti, nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura del capoluogo ionico, l’uomo, dipendente di una ditta d’appalto, la “Gea Power”, sarebbe precipitato da un’altezza di circa 18 metri, mentre era impegnato (assieme ad un collega, non coinvolto nell’incidente) nelle operazioni di pulizia di un nastro trasportatore, nella linea E dello stabilimento.
Il Pubblico Ministero Marco Colascilla Narducci, che coordina le indagini dello SPESAL e dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone, con l’ipotesi di cooperazione in omicidio colposo: sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia (tra cui il direttore generale Maurizio Saitta ed il direttore dello stabilimento Benedetto Valli) e quattro dell’impresa “Gea Power”.
L’esame autoptico si è svolto alla presenza dei consulenti nominati dagli indagati. Gli accertamenti degli inquirenti puntano a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e ad accertare eventuali responsabilità. Da chiarire se siano state rispettate o meno le norme in materia di sicurezza sul lavoro, e le procedure di controllo sugli impianti industriali presenti nello stabilimento.
Nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla magistratura tarantina, resta sotto sequestro la torre della linea 10 dell’agglomerato 2 dell’ex Ilva, teatro dell’incidente, l’ennesimo verificatosi nello stabilimento. È ancora sequestrata, infatti, l’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dove, il 12 gennaio scorso, aveva perso l’operaio 47enne Claudio Salamida, dipendente di Acciaierie d’Italia. Allo stesso modo, resta sotto sequestro l’altoforno 1, fermato dopo l’incendio divampato nel maggio 2025 ad una delle tubiere attraverso cui passa l’aria calda, utilizzata nel processo di fusione, fortunatamente senza provocare feriti.

































