ArcelorMittal: «Via da Taranto il 4 dicembre». Procura Milano apre inchiesta

ArcelorMittal: «Via da Taranto il 4 dicembre». Procura Milano apre inchiesta

Conte lapidario: «Gravissime responsabilità da parte dell’azienda. Pagheranno i danni»

Giornata pesantissima quella di ieri sulla questione ex Ilva: la Procura di Milano ha aperto un fascicolo esplorativo per verificare reati da parte di ArcelorMittal per il possibile danno all’interesse pubblico. Interverrà anche nella causa civile. Ricorso d’urgenza dei commissari contro il recesso. L’azienda, poi, ha fatto sapere che andrà via da Taranto dal 4 dicembre, indicando la possibilità di emissioni al momento dello spegnimento degli impianti. «Ci hanno tolto la bacchetta magica per lavorare», ha dichiarato l’Ad Morselli con riferimento allo scudo penale. Durissima reazione del governo: «Mittal ha grandissime responsabilità, pagherà i danni. Non lasceremo che spengano gli impianti», dice Conte. Male l’incontro con i sindacati al ministero dello Sviluppo Economico.

EMILIANO: STA TENTANDO DI FAR CADERE IL GOVERNO – «Mittal sta cercando di mettere in crisi politica il governo italiano. Sta facendo qualcosa senza precedenti nella economia internazionale: una multinazionale che cerca, sia pur forse indirettamente, di far cadere un governo. Mai vista nella storia una cosa del genere». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia intervenendo sulla crisi dell’ex Ilva di Taranto. «Stanno rallentando la fabbrica – ha sottolineato Emiliano – la stanno portando quasi in coma, spero senza ucciderla. Si stanno prodigando a creare quanto più allarme possibile per mettere in crisi il governo italiano». «ArcelorMittal sta elevando la sua minaccia ai massimi livelli. Sta mettendo la fabbrica in sonno, non la sta distruggendo mi auguro, perché vuole esercitare sul governo italiano il massimo della pressione o perché vuole andar via e vuole negoziare delle condizioni per farlo; oppure perché vuole rimanere ma alle sue condizioni, non quelle che ha firmato». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia intervenendo sulla crisi dell’ex Ilva di Taranto alla trasmissione Petrolio su Rai2. “Ricordo – ha aggiunto – che la firma risale a meno di un anno fa. In quel settore coloro che fanno le previsioni economiche sapevano benissimo cosa sarebbe accaduto all’acciaio»

LANDINI: ATTO INACCETTABILE – «Quello che ArcelorMittal sta facendo è illegittimo, perché c’è un accordo che va applicato e anche l’idea di spegnere gli impianti è per noi inaccettabile. Non saremo complici di una scelta di questo genere, troveremo tutti i modi e tutte le forme possibili, perché lì la gente vuole produrre acciaio senza inquinare, non vuole chiudere impianti».
Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine della manifestazione nazionale dei pensionati.

OBIETTIVO DEL GOVERNO: TOGLIERE ‘ALIBI’ A MITTAL – La «battaglia del secolo» è iniziata. Si gioca in tribunale la partita tra governo e Arcelor Mittal per evitare che l’azienda franco-indiana spenga gli altiforni dell’ex Ilva di Taranto. Sedersi a un tavolo adesso sembra impensabile. Ma a Palazzo Chigi l’ipotesi di una convocazione del premier ai Mittal viene ancora tenuta in piedi. Ci sarà, viene spiegato, quando il governo sarà pronto. Perché in queste ore si affilano tutti gli strumenti, legali e non, per spuntare le armi dell’azienda e impedire che blocchi la produzione. Ma soprattutto per toglierle qualsiasi «alibi» in caso di sganciamento ( dalla mancanza dello scudo penale al possibile ridimensionamento del numero dei dipendenti delle acciaierie).

C’è il ricorso d’urgenza dei commissari al tribunale e c’è anche «l’assist» dei magistrati milanesi che aprono un’inchiesta penale. Conte ne parla in un post su Facebook in cui non sembra indicare altra via della battaglia giudiziaria. Ma si lavora per quella battaglia e per il futuro, in queste ore. E torna anche l’ipotesi di un decreto per introdurre lo scudo penale, sul quale Conte è pronto ad andare di persona a convincere i parlamentari M5s. D’altra parte il premier potrà contare anche sui 4 punti votati dai parlamentari 5 stelle. Si tratta – si apprende da diversi partecipanti all’assemblea dei senatori di due giorni fa – di dare piena fiducia alla trattativa di Stefano Patuanelli e di non collegare la vicenda ex Ilva alla fiducia al governo Conte. Nell’accordo raggiunto si ribadisce che lo scudo penale non è tema di discussione. Ma che se per ragioni legali dovesse riproporsi, l’argomento dovrà essere sottoposto all’assemblea dei pentastellati alla presenza del presidente del Consiglio. Se tavolo sarà, teorizzano fonti di maggioranza, si aprirà dopo che i giudici si saranno pronunciati sul ricorso d’urgenza dei commissari, non prima. Da Palazzo Chigi non si indicano i termini nè il percorso che sarà seguito. Anche se si conferma con forza la volontà di mettere in campo ogni strumento possibile per fare andare avanti la produzione dell’acciaio.

Quanto al confronto con Mittal, si cercherà sicuramente di indurli a restare, ma anche di aumentare il più possibile le frecce nell’arco dello Stato nel caso di un duro contenzioso legale per ottenere il massimo che l’azienda dovrà pagare se rescinderà il contratto: fino a cinque miliardi di euro, ipotizzano fonti tecniche esterne all’Esecutivo. Intanto, si starebbero facendo le simulazioni per capire fin dove ci si potrà spingere con le ipotetiche controproposte: dagli gli ammortizzatori sociali (si ipotizza anche una platea di 2000 esuberi), alla possibilità di prepensionamenti per ridurre il «carico» dei 5000 esuberi chiesti dalla multinazionale franco-indiana. Di fronte allo spettro della chiusura degli impianti, è però alla soluzione alternativa a Mittal che si guarda, con l’ipotesi di un intervento ponte dello stato, con gestione commissariale, nel tempo necessario a dare forma a una cordata di nuovi proprietari.

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