ArcelorMittal, l’accusa del sindaco: «Taranto non è disposta a sopportare ricatti»

ArcelorMittal, l’accusa del sindaco: «Taranto non è disposta a sopportare ricatti»

Melucci commenta la decisione dell’azienda: «Momento drammatico per lavoratori»

«È un momento drammatico per Taranto e per i lavoratori dell’ex Ilva, perciò la cautela deve essere massima, attendiamo le determinazioni del Governo prima di pronunciarci sulle ultime iniziative di ArcelorMittal, che certo anche in questo momento, per quanto fosse nota la questione dello scudo penale, non ha brillato per senso di responsabilità e propensione al dialogo verso le Istituzioni e il territorio che li ospita, non senza nuove recriminazioni» Così il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, commenta la notizia della richiesta di rescissione del contratto avanzata da ArcelorMittal.

Per Melucci, sbagliano «tutti quei politici e leader che in queste ore gridano allo scandalo in favore del gestore, dimenticando ogni minima delicatezza versa Taranto». «Lo ribadiamo a chiare lettere – prosegue – per quanto sia auspicabile la certezza del diritto per tutti gli investitori, non è a causa dello scudo penale che rischiamo di perdere l’acciaio, ma per quello che ArcelorMittal ci sta facendo vedere da settimane, per esempio, sul camino E312 e per la resistenza contro l’introduzione di una valutazione del danno sanitario. Voglio vedere in questa crisi una opportunità, nonostante tutto»

«Se la loro fosse solo tattica sarebbe già riuscita male, oltre che risultare uno sberleffo per una città che ha tanto sofferto e non è più disposta ad alcun genere di ricatto. Se non lo fosse, come in fondo ci auguriamo, dovremmo essere pronti ad un rilancio coraggioso, per i nostri lavoratori e per i nostri concittadini», spiega il sindaco e aggiunge: «Se il Governo, come sembrerebbe dalle prime mosse, avrà – conclude – la forza di tenere al tavolo del negoziato ArcelorMittal, forse ci sarà ancora spazio per rimettere in equilibrio tutte le esigenze, quelle ambientali e sanitarie, come quelle occupazionali e tecnologiche, persino quelle giuridiche ed economiche connesse al contratto».

LETTERA DEI GENITORI TARANTINI – «I bambini di Taranto, al pari dei bambini di tutto il mondo, sono figli di tutti gli uomini. Compresi quelli di Genova». Così gli attivisti dell’associazione Genitori Tarantini-Ets in una lettera aperta rivolta alle mamme di Genova in cui ricordano che «proprio dopo la legittima protesta del territorio e la firma dell’accordo di programma fu chiusa l’area a caldo dello stabilimento di Cornigliano e tutta la produzione ritenuta altamente inquinante fu trasferita a Taranto, con drammatiche conseguenze sul piano ambientale e sanitario». Da Taranto, scrivono i Genitori Tarantini, «vogliamo dirvi che siamo orgogliosi della vostra caparbietà e della vostra unità».

«Care mamme, care combattenti – scrivono – per trent’anni, senza mollare neppure per un giorno, avete lottato per la salute dei vostri figli, dei vostri cari, dei lavoratori dell’impianto siderurgico di Genova. Dal 1985, stanche di ritrovare nei vostri piatti la polvere di minerale, avete lottato per la salute, per l’ambiente, per la giustizia, fino ad ottenere la vostra vittoria».

In seguito al raddoppio della produzione dell’area a caldo a Taranto, «definita strategica per la nazione – osservano i responsabili dell’associazione – qui i dati sanitari che attestano percentuali di malattie e morte, certificate dagli esperti e dai ricercatori, sono di gran lunga superiori a quelle che voi dovevate sopportare a Genova. Qui malattie e mortalità nei bambini raggiungono percentuali insopportabili».

«Mamme di Cornigliano – concludono – vi chiediamo di parlare ai vostri compagni, soprattutto a quelli che lavorano in acciaieria e temono, per quelle che sono le dichiarazioni dei sindacalisti liguri, ripercussioni a livello locale dalla chiusura dell’area a caldo di Taranto. Ricordate loro che ‘ogni uomo è padre di tutti i bambini e ogni bambino è figlio di tutti gli uominì».