Sull’ex ILVA di Taranto si abbatte una nuova bufera giudiziaria: associazione a delinquere, reati ambientali e contro la pubblica amministrazione e l’incolumità pubblica; profitti illeciti per 342 milioni di euro a danno dell’Unione Europea, almeno 5 società e 26 soggetti coinvolti in diversa misura. E ancora: nastri trasportatori riparati con pezzi di tappeto, elementi strutturali dei macchinari non sostituiti da cui sono scaturiti incendi ed esplosioni, verbali di sopralluoghi falsi.
L’ex ILVA nel 2018 è passata nelle mani di Arcelor Mittal, poi divenuta Acciaierie d’Italia nel 2021, e dal 2019 è stata affidata a Lucia Morselli, presidente e amministratrice delegata. Ruolo che ha ricoperto fino al 2024. Oggi la Procura Jonica accende i riflettori sulla gestione della Morselli e ne chiede gli arresti domiciliari. Misura richiesta anche nei confronti di Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento, e Francesco Astorri, responsabile Ispra, colui che avrebbe dovuto vigiliare sulle condizioni e sulle emissioni inquinanti della fabbrica. Secondo quanto emerge dai primi atti dell’inchiesta “Ambiente svenduto bis” il loro operato a capo dell’ex ILVA sarebbe stato macchiato da innumerevoli ombre. Tra le tante fatte emergere dagli inquirenti, le più inquietanti sono quelle relative alla salute pubblica di operai e cittadini. Nell’ottica di abbattere i costi di gestione, gli indagati non si sarebbero preoccupati di omettere controlli e manutenzione degli impianti più inquinanti dell’acciaieria. La conseguenza è stata un’emissione di benzene, gas cancerogeno, oltre la soglia consentita per anni, a scapito dei quartieri limitrofi e di tutti i lavoratori impegnati nell’azienda. Elemento che ovviamente richiama la sentenza della Corte d’Appello di Milano di luglio con cui si è ordinata la chiusura dell’ex ILVA e sulla quale c’è attesa per conoscere la decisione della Corte di Cassazione. E proprio da Milano arrivano ulteriori risvolti: la Procura meneghina ha aperto un ulteriore fascicolo che aggrava ancor più la posizione della Morselli. Si ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta, con una richiesta di risarcimento danni pari a 7 miliardi di euro.
Tutti gli indagati nell’indagine della Procura Jonica saranno ascoltati il 3 novembre, poi sarà il magistrato a stabilire se accogliere o meno le richieste cautelari avanzate.
Nicola di Chio
