Ad uccidere Bakari Sako all’alba del 9 maggio in Piazza Fontana è stata l’azione coordinata della babygang composta da quattro minori e due maggiorenni e non solo le coltellate inflitte all’addome e al torace della vittima da parte del 16enne armato di coltello. Sono queste le motivazioni con cui il tribunale del riesame dei minorenni ha deciso di trattenere in carcere tutti i membri del gruppo responsabile della morte del bracciante 35enne a Taranto.

La tragedia, come ha confermato anche l’autopsia effettuata sul corpo di Sako, non è stata dunque causata esclusivamente dai fendenti, ma anche dai violenti colpi inflitti da tutti i membri della baby gang. Così, ognuno dei sei ragazzi coinvolti, arrestati l’11 maggio, avrebbe contribuito alla violenza che ha portato alla morte di Bakari Sako. Dal primo pugno, passando per le coltellate, fino all’ultima percossa: ogni singolo passaggio della violenza ha ucciso, attraverso le compressioni esercitate nella zona toracica, il lavoratore maliano. Per tali ragioni i quattro minori, il 20enne Fabio Sale e il 22enne Cosimo Colucci rimarranno in carcere.

Nicola di Chio