Omicidio colposo, caporalato, disastro ambientale, immigrazione clandestina e discariche abusive. Non è l’elenco dei mali del mondo, ma la realtà scoperta dai Carabinieri di Taranto in un’azienda agricola di Laterza, considerata tra le più grandi d’Italia. Il valore della struttura stimato è di diversi milioni di euro. Quattro le persone indagate e due già in carcere, tra cui il capo dell’impresa, Giovanni Giannico. Tutto inizia nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024. Un bracciante indiano di 38 anni, irregolare in Italia, muore guidando una pala meccanica senza averne i requisiti. Quello che sembrava un tragico incidente sul lavoro scoperchia invece il vaso di Pandora. Giannico è oggi accusato di omicidio colposo per quella morte.

Le verifiche sul decesso aprono il filone del caporalato. I dipendenti, quasi tutti clandestini, confermano uno scenario da brividi, con turni estenuanti da 13 ore di lavoro continuo senza pause, paghe da fame con meno di 3 euro all’ora, operai sorvegliati costantemente da telecamere, alloggi insalubri vicino alle stalle, tetti in eternit e contatto diretto con bovini malati e pasti quotidiani miseri, solo a base di patate, cipolle e legumi.

La degradazione umana viaggiava di pari passo con quella ecologica. Gli inquirenti hanno scoperto un enorme sistema di gestione illecita dei rifiuti, tra scarichi tossici, liquami letali e violazione dell’ecosistema, visto che il bacino si trova nell’area protetta del “Parco Regionale Terra delle Gravine”. Inoltre, sotto il lago è emerso un sito illegale di 21mila metri quadrati pieno di materiale chimico e RAEE. I periti stimano che per bonificare l’intera area serviranno interventi straordinari da oltre 1,5 milioni di euro.

Nicola di Chio