Nelle stanze della politica pugliese sono volati stracci per giorni, con il presidente Decaro che ha parlato di un «vero e proprio ricatto» a danno dei pugliesi e Lobuono a rispondergli di star mistificando la realtà. Ma nonostante le polemiche, Taranto manterrà la sua alta velocità e il suo Frecciarossa Trenitalia che collega il capoluogo jonico con Roma. Il servizio sarà garantito fino al 31 dicembre 2026 e la Regione Puglia, alla fine, investirà 1,6 milioni di euro, pari al 28% del costo complessivo; la restante parte sarà a carico della Basilicata. I cittadini pugliesi vedono garantito il loro diritto ad una mobilità efficiente, ma la vicenda è destinata a lasciare straschichi.

L’opposizione ha fatto fronte comune, dall’ex andidato alla presidenza regionale Luigi Lobuono, passando per il gruppo Lega Puglia, fino a Luigi De Mucci, segretario regionale del Nuovo Partito Socialista Italiano. L’esempio riportato è quello dei costi che la Puglia sostiene per i voli low cost come quelli Rayanair: non vi sarebbe differenza con la questione del collegamento di alta velocità Taranto-Roma.

Ne è seguita la risposta dell’assessore alla mobilità Piemontese che ha insistito su come debba essere il Governo ad assumersi la responsabilità di garantire i collegamenti strategici del Paese. E subito a fargli eco c’è stato il presidente Decaro che ha diffuso sui propri social un video messaggio, dopo che la stessa Trenitalia gli ha spiegato che il servizio richiesto sia “a mercato” e dunque da finanziarsi attraverso fondi regionali. Questo non ha trattenuto il presidente dal parlare di ricatti.

L’investimento finale della Regione Puglia, al netto dell’attuale impegno economico, corrisponderà al differenziale con i biglietti effettivamente venduti: più alto sarà questo numero, minore sarà il costo per i fondi regionali. A mettere chiarezza sull’intera faccenda Giuseppe Inchingolo, responsabile degli affari istituzionali di Ferrovie dello Stato.

Nicola di Chio