Per anni hanno permesso l’ingresso in Italia di centinaia di immigrati clandestini provenienti dal Pakistan, dal Bangladesh e dall’India. 6500 euro il costo del viaggio illegale reso possibile dal coinvolgimento di avvocati, imprenditori, intermediari stranieri che avevano costruito una rete criminale che da Taranto, base operativa, era ramificata in tutto il Paese: da Lecce a Matera, da Campobasso a Milano, passando per Ragusa e Verona. In 29 sono stati arrestati dai Carabinieri in tutt’Italia, 16 in cella e 13 ai domiciliari, dopo le indagini svolte dalla Compagnia Jonica.

Il sistema criminale con a capo il 63enne avvocato Michele Cervellera e il 52enne Antonio Damiano Milella era progettato scientificamente. A permettere l’imponente immigrazione clandestina un doppio scenario d’azione: all’estero gli “sponsor” pakistani, bengalesi e indiani individuavano gli aspiranti lavoratori stranieri tra i più vulnerabili. La speranza di una vita migliore veniva così trasformata in uno strumento di profitto: gli inquirenti scrivono che le vittime «vendevano tutto ciò che possedevano» per potersi permettere il viaggio.

Mentre tali intermediari lavoravano all’estero raccogliendo il denaro dei futuri immigrati clandestini, a Taranto la rete degli aspetti logistici. Cervellera si sarebbe occupato di reclutare le aziende compiacenti disposte a presentare esigenze occupazionali e dunque a rendere “necessario” l’arrivo di lavoratori stranieri. Emblematico che queste aziende (stabilimenti balneari, alberghi, negozi di telefonia) non fossero poi la destinazione finale dei lavoratori. Questi ultimi, una volta in Italia, venivano smistati esclusivamente in aziende agricole “a nero” che in realtà non avevano manifestato alcuna esigenza occupazionale. Milella invece era il responsabile del CAF di Taranto da cui sarebbero state inoltrate sul portale ministeriale le richieste di nulla osta per il soggiorno in Italia.

Il costo della tratta per le vittime era di 6500 euro e di questi ben 5000 euro erano destinati alle aziende coinvolte. Un sistema perverso per cui erano paradossalmente i lavoratori clandestini a pagare i datori di lavoro.

Nicola di Chio