Decine di assalti ai bancomat accertati, molti nel Tarantino, tanti anche tra Basilicata, Calabria, Campania e Lazio. Alcuni avvenuti a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Adesso, grazie ad un’operazione avvenuta nella notte che ha coinvolto oltre 100 Carabinieri e numerose squadre di supporto, sono finiti in carcere cinque uomini ritenuti responsabili delle continue scorribande criminali. Tra gli arrestati vi sarebbe la presunta mente del gruppo: Cataldo Bartoli, 46enne originario di Bari, già condannato per associazione mafiosa perchè affiliato al clan Parisi. Gli altri quattro individui sono ragazzi tra i 20 e i 28 anni.
Le indagini coordinate dalla p.m. Francesca Colaci sono state avviate in seguito all’assalto a Montemesola, in provincia di Taranto, avvenuto il 15 novembre 2025. Da quella data una lunga scia di bancomat lasciati alle proprie spalle: Monteiasi, Mottola, Palagiano, Ginosa e Scanzano Jonico. Ma almeno un membro della banda si sarebbe spinto anche oltre i confini della Puglia, con attacchi accertati nelle province di Cosenza, Caserta, Benevento, Frosinone, Napoli e Salerno. Il circuito degli assalti sarebbe così radicato in tutto il Sud Italia e i criminali sembrerebbero agire attraverso più gruppi sparsi nel territorio nazionale
Il modus operandi accertato dalle indagini era collaudato e altamente specializzato: tutte le operazioni venivano anticipate da sopralluoghi e culminavano con il posizionamento della cosiddetta “marmotta”, un ordigno artigianale. Poi le fughe precipitose con veicoli rubati, a velocità superiori ai 200 chilometri orari, favorite da chiodi gettati per le vie delle città utili a rallentare le Forze dell’Ordine. La refurtiva della banda sgominata questa notte ammonterebbe a circa 200mila euro, ma considerando i numerosi colpi in tutto il Meridione la somma potrebbe giungere anche ad 1 milione di euro. Nel solo momento dell’arresto i Carabinieri hanno potuto sequestrare 35mila euro in contanti e anche importanti quantità di cocaina. Gli arrestati si trovano adesso nelle carceri di Taranto, Bari e Napoli Poggioreale.
Nicola di Chio

































