Auto incendiate, estorsioni, finti avvocati e metodo mafioso. Sono solo alcune delle accuse mosse dalle procure di Lecce e Taranto nei confronti di 11 indagati, tutti affiliati al clan Venere di Pulsano. In 4 sono già detenuti in carcere, tra cui il 54enne Anselmo Venere, ritenuta la mente a capo dell’organizzazione.

L’inchiesta “Argan”, cominciata nell’ottobre 2023 e conclusasi nel settembre 2025, ha portato alla luce l’articolata rete costruita da Anselmo Venere e le estorsioni ripetute nei confronti di numerosi imprenditori della provincia di Taranto, principalmente gestori di lidi balneari e strutture alberghiere. Tutte le richieste economiche dei criminali venivano precedute da atti intimidatori attentamente pianificati, come l’incendio delle autovetture dei bersagli. Una situazione resa ancor più grave dalla totale sottomissione psicologica delle vittime.

Il boss 54enne, arrestato nel novembre 2023 per omicidio e traffico di stupefacenti, sarebbe riuscito anche dal carcere a mantenere una fitta rete di collaboratori esterni e ad organizzare ogni singola operazione di stampo mafioso. Lo avrebbe fatto con la collaborazione di una 35enne di Pulsano, anche lei indagata, la quale – fingendosi avvocata – si recava in carcere per ricevere gli ordini di Venere scritti sui cosiddetti “pizzini”. La moglie del 54enne, invece, organizzava gli incontri con le vittime. Anselmo Venere, inoltre, sarebbe anche riuscito a fingersi invalido ottenendo condizioni di detenzione più favorevoli, come gli arresti domiciliari.

Le accuse di cui dovranno rispondere a vario titolo gli 11 indagati sono di estorsione ed incendio pluriaggravati, intralcio alla giustizia, porto d’armi ed evasione continuata. Il tutto con metodo mafioso.

Nicola di Chio