Omicidio Stano: Cassazione rigetta ricorso degli indagati

I componenti della “comitiva degli orfanelli” accusati di tortura

Le ripetute violenze fisiche e psicologiche subite da Cosimo Antonio Stano, il pensionato 66enne di Manduria vittima delle angherie di una baby gang del paese, la cosiddetta “comitiva degli orfanelli”, sono configurabili con il reato di tortura. È quanto ha deciso la Cassazione, rigettando il ricorso presentato, nel mese di giugno, dai legali degli indagati. Sono in tutto sedici, solo tre maggiorenni. Quello della tortura è il reato più grave tra quelli contestati alla banda di bulli.

L’uomo, disabile psichico, è morto il 23 aprile scorso, dopo essere stato a lungo preso di mira dal gruppetto di ragazzini. Le violenze, come confermato nel corso delle indagini, sarebbero avvenute sia in strada che all’interno della sua abitazione, dalla quale ormai non usciva più, neanche per fare la spesa, nel timore di incontrare i suoi aguzzini. Qui lo trovò, il 5 aprile scorso, la Polizia (intervenuta su segnalazione di alcuni vicini) in stato confusionale e precarie condizioni di salute. Venne così disposto il ricovero in ospedale, dove il pensionato è deceduto 18 giorni dopo il suo arrivo.

Insulti, sputi, schiaffi, pugni e calci: questo è quanto la vittima ha dovuto subire per anni dalla comitiva di giovanissimi. Molto spesso le angherie venivano filmate dagli autori con gli smartphone e condivise come trofei sulle chat di WhatsApp. Azioni che, secondo i giudici della Cassazione, possono essere riconducibili al reato di tortura. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, anche di violazione di domicilio, lesioni personali, molestie, percosse, furto e sequestro di persona. Solo due di loro saranno giudicati con rito ordinario: tutti gli altri hanno scelto il rito abbreviato.

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