Ilva, fine di un’era: installata la nuova insegna Arcelor Mittal

Ilva, fine di un’era: installata la nuova insegna Arcelor Mittal

Salute, ambiente e sicurezza al centro del nuovo programma

La grande insegna con la scritta Ilva sullo sfondo blu della palazzina che ospita gli uffici della direzione del siderurgico tarantino rimossa e sostituita con quella di ArcelorMittal. Si presenta così il nuovo corso del siderurgico, firmato ArcelorMittal. E con il cambio dell’insegna finisce definitivamente l’epoca Ilva.

Il vicepresidente e ad di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, ha presentato il piano industriale dell’azienda. Con lui alcuni manager della nuova squadra: Cristina Moro Marcos, manager regulation & technology, e Marc Vereecke, coordinatore dei piani di investimento.

“ArcelorMittal è il principale produttore di acciaio del mondo e abbiamo il valore della leadership. Abbiamo la responsabilità di tirare il settore dell’acciaio nel mondo. La qualità dei prodotti lo facciamo con la qualità delle persone, l’acciaio è un’attività che investe nel lungo termine, dobbiamo assolutamente lavorare sulla sostenibilità, è la cosa più importante, la salute, l’ambiente e la sicurezza sono al centro del nostro programma. Non c’è una tonnellata d’acciaio da produrre che vale se non possiamo tornare a casa in piena salute”.

Il passaggio di Ilva alla nuova società, partito l’1 novembre, ha creato però malumori e tensioni fra i dipendenti, soprattutto a causa degli esuberi – che restano in capo all’amministrazione straordinaria in cassa integrazione – e la scelta di comunicare l’eventuale assunzione (10.700 addetti, di cui 8.200 a Taranto) con una lettera inviata online. I sindacati sono sul piede di guerra. “Abbiamo rispettato tutti i criteri selettivi dell’accordo del 6 settembre – spiega allora Jehl – Se ci sono anomalie, parleremo con i partner, con i sindacati e i lavoratori, per trovare una soluzione”.

Attualmente lo stabilimento produce 4,5 milioni di tonnellate d’acciaio all’anno, ma l’obiettivo è arrivare a 6 milioni. Intanto – fanno sapere da ArcelorMittal – per la copertura dei parchi minerari saranno utilizzati 400 milioni di euro, e i lavori dovrebbero essere ultimati entro la primavera del 2020. “La copertura dei parchi minerali sarà la prima – hanno specificato ad e manager – quella che abbiamo implementato è un’accelerazione della copertura dei minerali ferrosi: entro il 2019 la copertura dei minerali ferrosi ed entro la fine del 2020 quella del carbone. Abbiamo un impegno per portare avanti questo lavoro e ridurre le polveri. Abbiamo iniziato a costruire la prima copertura dei parchi: sarà pronta a metà del prossimo anno”.

L’ipotesi decarbonizzazione, cavallo di battaglia del presidente della Regione Michele Emiliano, non può essere presa in considerazione: “Non c’è sostenibilità aziendale se non lavoriamo sul carbone, il nostro gruppo si impegna quindi per ridurre il target di emissioni e questo si applica anche a Taranto – ha detto Jehl – C’è l’impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 15 per cento con l’uso delle migliori tecniche e tecnologie disponibili. Altro impegno è quello di ridurre le emissioni di CO2. Siamo produttori europei, vogliamo continuare a produrre acciaio in Europa e accettiamo quindi i limiti stringenti”.

I tempi sono sono ancora noti, ma ArcelorMittal ha assicurato che l’altoforno 2 sarà fermato quando ripartirà il 5. Per quanto riguarda i lavoratori dell’indotto è previsto un incontro per la prossima settimana, mentre sul governo Jehl afferma: “Abbiamo buoni rapporti col ministro e noi abbiamo l’ambizione di avere sempre buoni rapporti con le istituzioni locali e nazionali”. Confermato anche il piano ambientale, che prevede un investimento fino a un milione di euro all’anno per attività dedicate alla comunità di Taranto.