Ilva: proroga a settembre, sindacati divisi e perplessità in città

Ilva: proroga a settembre, sindacati divisi e perplessità in città

Secco no della Fim Cisl e di Confindustria, giudicata utile dalla Uilm prevista dalla Fiom Cgil

Non piace per niente alla Fim Cisl, viene giudicata utile dalla Uilm, è considerata come prevista dal contratto dalla Fiom Cgil, lascia invece molto perplessa Confindustria Taranto. Sull’Ilva, i sindacati metalmeccanici si dividono dopo che il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha accettato la proposta dei commissari Gnudi, Carrubba e Laghi di prorogare sino al 15 settembre l’attuale gestione dell’amministrazione straordinaria, in carica da gennaio 2015. Questo vuol dire che il big mondiale siderurgico Arcelor Mittal, che tramite la controllata Am Investco ha vinto la gara di aggiudicazione dell’Ilva a giugno 2017, battendo la concorrente Acciaitalia, e che a maggio scorso ha avuto il via libera dell’Antitrust europeo, non potrà assumere il pieno controllo e la piena gestione dell’Ilva prima di metà settembre.

Era ipotizzato che a Mittal entrasse in fabbrica dall’1 luglio. I sindacati temevano che potesse farlo anche senza aver raggiunto con loro l’accordo sugli occupati, e invece tutto rinviato di due mesi e mezzo. Quasi il tempo massimo, tre mesi, che il contratto firmato un anno fa concede alle parti prima di formalizzare l’avvicendamento tra gestione dei commissari e Am Investco. La proroga, infatti, non è un escamotage dell’ultimo momento ma è già prevista dalle norme contrattuali e quindi, da questo punto di vista, è stato esercitato un diritto. Dai commissari Ilva ma accettato anche da Mittal (anche se questi si aspettava una proroga più breve: uno-due mesi massimo). Una proroga che non avrà costi per lo Stato. Si era ipotizzato che prorogare la gestione dei commissari avrebbe potuto significare per lo Stato sborsare altri 90 milioni e si parlava di intervento finanziario da inserire nel prossimo decreto “Dignità”. E invece i commissari Ilva non chiedono altri soldi al Governo perchè andranno avanti, pur con ulteriori sacrifici, con quanto resta loro in cassa.

A Taranto, nelle prime valutazioni, si è preso atto che la proroga sino a metà settembre viene fatta per dare più tempo ai soggetti in campo di trovare una via d’uscita. In particolare al Governo di mettere in pista il suo piano per l’Ilva, dopo aver ascoltato le parti, cercando di presentare una soluzione che tenga in equilibrio le varie istanze prospettate al ministro Di Maio. E a sindacati e Mittal di chiudere l’accordo sull’occupazione che mesi di trattative, prima al Mise col Governo precedente, e poi da soli, non sono riusciti ad assicurare. Se queste sono le ragioni della proroga, a Taranto, città sede del principale stabilimento Ilva, ora ci si chiede quali saranno i contraccolpi dell’allungamento della gestione dei commissari. Si teme soprattutto che continui lo stato di incertezza nel quale la fabbrica vive ormai da diversi mesi. E’ sempre più evidente che i commissari possono appena garantire l’ordinaria amministrazione e pagare gli stipendi ai circa 14mila dipendenti, mentre l’Ilva, che perde 30 milioni al mese, ha bisogno di tutt’altro.

Ha bisogno di una terapia d’urto che significa avvio degli investimenti ambientali e industriali che consentano di farla uscire dal guado nel quale si trova. Investimenti che allo stato può garantire solo Mittal – non certo l’amministrazione straordinaria – la multinazionale è, infatti, pronta ad investire 4,2 miliardi tra parte ambientale, industriale e prezzo d’acquisto (1,8 miliardi solo quest’ultimo). Rinviare il subentro di Mittal, può rischiare quindi di avere riflessi su tutte le tempistiche ipotizzate, anche se il Governo, nella proposta che farà prossimamente, sembra orientato a chiedere a Mittal di accelerare proprio gli investimenti ambientali per contrastare l’inquinamento.

C’è poi tutto il nodo dell’indotto, che attende pagamenti e che è in forte difficoltà, tant’è che ci sono imprese che non riescono a corrispondere le retribuzioni ai propri dipendenti ed altre che hanno avviato i licenziamenti. Chiaro che se l’indotto continuerà a non essere pagato, la sua condizione di crisi si aggraverà. Di qui le forti perplessità di Confindustria Taranto sulla proroga a metà settembre (“non mi piace per niente” commenta il presidente Vincenzo Cesareo), mentre Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dice: «si tratta del tempo necessario per raggiungere un’intesa che non preveda esuberi». Secondo Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom Cgil, «rimane fondamentale il merito per poter arrivare ad un accordo. Le questioni ancora da risolvere sono il mantenimento occupazione di tutti i lavoratori diretti e dell’indotto, il piano industriale, l’ambientalizzazione e la bonifica, per far sì che si possa produrre senza inquinare e salvaguardando la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, e l’applicazione dell’accordo di programma di Genova. Per ottenere ciò – rileva Rappa – è necessario che ArcelorMittal cambi in maniera significativa le posizioni fin qui tenute ai tavoli negoziali sui nodi di merito».

Spara invece a zero Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, «la nuova scadenza per la gestione commissariale al 15 settembre fatta senza motivazione e senza compiti assegnati, è una vergogna. L’impianto non è sicuro. Sia chiaro al ministro Di Maio – incalza Bentivogli -, che al primo incidente il suo ministero sarà occupato dai lavoratori, quelli veri. Se continua a parlare ai suoi followers, deve sapere che ci sono persone in carne ossa che vogliono un impianto ambientalizzato e sicuro. E che ci sono lavoratori che ripararono a spese loro le imbracature di sicurezza».